Meglio Berlusconi o Fitto?

Meglio Berlusconi o Fitto?

In Consiglio il dilemma di Finocchio e Romito dopo la spaccatura del centrodestra

14 Ottobre 2015

Ritornare alla «casa del padre», come ha deciso il neo senatore barese Michele Boccardi, o seguire la nuova avventura di Conservatori e Riformisti? Anche al Comune di Bari la domanda di queste ore è d’obbligo nello scenario del bivio pugliese Berlusconi-Fitto. Che cosa faranno ora i consiglieri comunali fittiani della prima ora? Anche loro decideranno per il clamoroso ravvedimento o resteranno fedeli all’ex ministro salentino?

Per ora nessuna decisione, solo paventate ipotesi in attesa di tempi maturi.

Partiamo da un dato numerico.

A Palazzo di Città il gruppo da quattro consiglieri di Forza Italia è spaccato come una mela: da una parte Irma Melini e Michele Picaro che non sconfesserebbero mai il verbo dell’ex Cavaliere (entrambi non a caso sono stati nominati coordinatori cittadini del partito), dall’altra i «fittiani doc» Pasquale Finocchio e Fabio Romito che nicchiano preferendo, per ora, i più rassicuranti simboli forzisti.

Consigliere Finocchio ma lei che farà? Seguirà l’esempio del senatore Boccardi o resterà con Fitto?

«Io sono stato eletto dai cittadini in Forza Italia e resto per ora nel partito. Deciderò a settembre e lo comunicherò in un’apposita conferenza stampa».

Ma consigliere, settembre è già domani (oggi per chi legge - n.d.r.)...

«Sto riflettendo».

Romito invece preferisce trincerarsi dietro un politicamente corretto «Boccardi era un amico e resta un amico, ha fatto solo una scelta personale». Ma a Palazzo di Città lo scoglio da superare per i fittiani sono i numeri. Per formare un nuovo gruppo consiliare, in questo caso Conservatori e Riformisti, e non presente sull’ultima scheda elettorale, c’è bisogno da regolamento di almeno tre membri (per ora siamo fermi a due). E in mancanza del terzo componente, Finocchio e Romito uscendo ufficialmente da Forza Italia con tanto di dichiarazione pubblica in aula transiterebbero nel più anonimo e insipido Gruppo Misto. Che politicamente significherebbe rivedere la composizione delle commissioni consiliari, ma soprattutto riaprire la delicata partita per la nomina alla vice presidenza del consiglio comunale che spetta per prassi a una delle opposizioni. Vice presidenza attualmente retta da Finocchio all’indomani dello scontro all’ultimo voto, tra le opposizioni e il centrodestra, partito inizialmente con la candidatura di Melini e poi finito con una soluzione salomonica e di servizio: dare, con un mandato a termine, il secondo scranno a uno dei consiglieri di più lungo corso. Ma ancora alle prese con un dilemma: meglio Silvio o Raffaele? [fr. petr.]

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