18 Luglio 2017, 14:48
Ma Vespa è solo imbonitore, non ha la schiena dritta“
(ANSA) - ROMA, 7 APR - “Il problema non è intervistare il figlio di Riina o Totò Riina in persona o un altro macellaio mafioso. Il problema è come lo intervisti. Le domande che gli fai. Le risposte che pretendi di ottenere. Senza piaggerie, senza untuosità.” Così il vicepresidente della Commissione antimafia, Claudio Fava, giornalista, su Fb. Suo padre, Giuseppe Fava, fondatore de “I siciliani“, venne assassinato dalla mafia il 5 gennaio 1984 a Catania.
“Il punto è che se davanti hai il figlio di Totò Riina non gli permetti di costruire il siparietto su quant’era bravo e premuroso quel padre, che tanto della mafia se ne occupano i tribunali. Se quell’intervista hai voglia per farla, la fai come si deve: costringendo il cerimonioso rampollo a parlare degli ammazzati collezionati dal padre, dell’odore del napalm che attraversava quegli anni palermitani, dei soldi accumulati dal suo genitore, del potere esercitato, delle obbedienze ricevute. Dei suoi amici, gli chiederei. Gli chiederei di parlare di Cosa Nostra, altrimenti aria!”, prosegue Fava. E ancora: “Io lo avrei intervistato, il figlio di Riina. Come a Panama ho intervistato il generale Noriega. In Somalia il signore della guerra Aidid. A Bagdad il vice di Saddam, Tarek Aziz quando il suo capo era in guerra col mondo. E in Salvador il colonnello D’Abuysson. A Roberto D’Abuysson chiesi, senza giri di parole, se fosse vero che monsignor Romero l’aveva fatto ammazzare lui. Non mi rispose: si tolse gli occhiali a specchio, li pulì a lungo, li inforcò di nuovo, mi guardò. E non mi rispose. Poi mi disse che l’intervista era finita. Fu la mia migliore intervista.”
“Ve lo ricordate Peter Arnett quando intervistò Saddam che aveva appena invaso il Kuwait? Arnett era l’unico americano a Bagdad, un potenziale e preziosissimo ostaggio. In quell’intervista mise in ginocchio il rais, gli tolse il sorriso dalla bocca, lo umiliò senza insultarlo: bastarono la schiena dritta e le domande giuste. Un’intervista magistrale. Il punto - accusa Fava - è che Vespa non è un giornalista. O meglio: con il figlio di Riina o di Casamonica non gli interessa fare il giornalista. Non ha la schiena dritta. Fa le domande sbagliate. Gli serve solo l’audience. E se per un punto di share in più conviene parlare del natale in casa Riina piuttosto che dell’estate di Capaci, Vespa questo farà. Insomma, un intrattenitore, un imbonitore, minuscolo con i potenti, gradasso con i vinti.” “Al posto della Rai, l’intervista l’avrei fatta ma l’avrei affidata a uno dei suoi giornalisti (qualcuno c’è) che le domande sa farle senza chiedere permesso...oppure, meglio, l’avrei fatto intervistare da uno delle decine di giovani e bravi cronisti che gli amici di Riina minacciano ogni giorno. E se a quel punto Riina junior s’offendeva, si rifiutava: bene. Era quella l’intervista.”
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